·   le tre tappe di avvicinamento al Sinodo   ·
il cammino di preparazione nell'anno prima dell'apertura del Sinodo

Con la sua indizione, la Chiesa di Mantova si è predisposta verso il cammino del Sinodo diocesano. Il 2014 è stato l’anno in cui la commissione preparatoria, presentata il 24 novembre 2013, ha svolto il prezioso lavoro di discernimento per definire temi, questioni e forme con cui coinvolgere e consultare le comunità cristiane.

Contemporaneamente al lavoro della commissione preparatoria, ha avuto inizio un percorso di avvicinamento al Sinodo che ha coinvolto la diocesi in ogni sua componente, costruito per conseguire tre obiettivi:

1. sensibilizzare i cristiani sul significato, importanza, portata e conseguenze del Sinodo;

2. formare le comunità ai temi che qualificano e definiscono lo stile sinodale;

3. attivare i "luoghi" della consultazione diocesana.

Il Vescovo ha chiesto che questo percorso si inserisse nella vita pastorale ordinaria della Diocesi, che fosse focalizzato in tre settimane durante l’anno, e che coinvolgesse le comunità e i cristiani provocando una loro partecipazione effettiva.

 

I temi del percorso

La prima tappa, nella settimana dal 4 al 8 novembre 2013, ha avuto come titolo: “Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore dare loro il suo spirito (Nm 11,29): Insieme, dai Vescovi agli ultimi fedeli laici, parlano di Dio”. Con quella tappa la Diocesi è stata chiamata a riflettere su come “la totalità dei fedeli, avendo l'unzione che viene dal Santo, (cfr. 1 Gv 2,20 e 27), non può sbagliarsi nel credere, e manifesta questa sua proprietà mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo, quando « dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici » mostra l'universale suo consenso in cose di fede e di morale” (LG 12). Tutti, quindi, illuminati dallo Spirito e nella Chiesa, possono parlare della fede e, assieme, dire la sua verità. Come disse benedetto XVI: «il popolo di Dio è “magistero che precede”, e che poi deve essere approfondito e intellettualmente accolto dalla teologia» (cfr. catechesi del 7/7/2010).

Nella seconda tappa, che si è svolta dal 3 al 7 febbraio 2014, dal titolo: “Allo scopo di edificare il corpo di Cristo (Ef 4,11c): responsabilità battesimale e servizio di autorità nella Chiesa”, ci si è confrontati su come si possono coniugare nella vita cristiana e nella Chiesa la responsabilità di ogni battezzato con il servizio di autorità a cui sono chiamati Vescovi e preti.

Nella terza tappa, he è avveuta dal 19 al 23 maggio 2014, dal titolo: “Siamo un solo corpo in Cristo... membra gli uni degli altri (Rm 12,15) - Partecipi di relazioni fraterne, per la buona notizia del Vangelo: non c’è Chiesa senza comunità”, ci si è misurati sulla dimensione della partecipazione dei cristiani alla vita della comunità, in un tempo in cui appare sempre più frequente constatare l’esistenza di un nuovo tipo di “cristiani senza Chiesa”.

 

La struttura

Le tre tappe di avvicinamento al Sinodo hanno avuto una struttura ritornante, così riassumibile:

  • il martedì, alla sera, in Duomo, si è tenuta una relazione di introduzione al tema della tappa da parte di un relatore qualificato;

  • nella mattina del mercoledì lo stesso relatore ha incontrato l’assemblea dei preti per riflettere sul tema rispetto al servizio a cui il prete è chiamato nella comunità;

  • il giovedì sera in ogni unità pastorale o in ogni parrocchia, si sono svolti momenti di ascolto della Parola e di preghiera e invocazione dello Spirito;

  • il venerdì, in ogni comunità, sono avvenuti incontri di confronto su come la comunità vive gli aspetti del tema della tappa.

 

Costruire e riconoscersi nei “luoghi” sinodali

Uno degli obiettivi di questo percorso, tra formazione e preghiera, è stato anche quello di sperimentare forme di partecipazione e di confronto il più ampie possibile. L’ultimo degli appuntamenti di ogni tappa era collocato al livello più prossimo in cui si svolge la vita delle comunità: non quindi un’assemblea parrocchiale costituita ad hoc in cui, inevitabilmente, possano partecipare i “soliti”, ma, nei luoghi di aggregazione in cui la parrocchia sperimenta il quotidiano delle relazioni: i gruppi, anzitutto (animatori, catechisti, lettori, caritas,... ); le forme di aggregazione provvisorie e occasionali (i fidanzati in formazione, i genitori che si preparano al battesimo dei figli, ...); le forme di coinvolgimento che si attivano per sentire il parere di quelle persone che non hanno incarichi ministeriali nella comunità, ma di cui fanno parte.

Il Sinodo non ha chiesto solo di costruire contesti inediti in cui collocare la consultazione diocesana (i piccoli gruppi sinodali), ma di lavorare affinché i luoghi che già esistevano potessero essere abilitati a riconoscersi il “noi” che, guidato dallo Spirito, ci costituisce Chiesa. Quel “noi” che ha permesso di proiettarci in una dimensione missionaria anche verso coloro che sono lontani o periferici alla vita delle nostre comunità.