·   "Le Assemblee Sinodali" - 23.11.2014 - Don Ezio Falavegna   ·
Don Ezio Falavegna

Le Assemblee Sinodali: un modo di rinnovare la Chiesa

 Il mio intervento è finalizzato a due obiettivi:

- introdurre al compito che vi è affidato quali membri delle Assemblee Sinodali

- offrirvi una testimonianza in cui rileggere lo stile e gli atteggiamenti con i quali siete chiamati ad operare.

 Nei lavori che hanno preceduto questa Assemblea, in più occasioni è emerso il bisogno che la Chiesa si rinnovi e si rinvigorisca nella fede per diventare sempre più, come la Chiesa delle origini, “un popolo di profeti”. Si avverte la necessità che divenga una vera comunità di credenti; la responsabilità di non disperdere il  patrimonio della nostra fede e al contempo la fatica e il limite nel tentare di trasmetterlo efficacemente in un contesto  culturale e sociale segnato dalla complessità e soggetto a rapide trasformazioni. Di fronte ad una simile realtà potremmo lasciarci prendere dallo sgomento e dallo scoraggiamento. In realtà, con la forza che ci viene dallo Spirito del Risorto, ciascuno di voi ha accolto la sfida di prendere su di sé questa fatica e questo limite come luogo e opportunità di una rinnovata creatività nell’impegno di annunciare il Vangelo.

Per questo il Sinodo, che vi vede convenire in assemblea, quale espressione della comunità intera, nell’articolazione dei carismi e dei ministeri, capace di farsi protagonista della sua storia, dei suoi progetti, della sua missione, assume anche un valore di segno per una rinnovata disponibilità a rimotivare la nostra appartenenza ecclesiale, ricollocando al centro l’annuncio che Gesù Cristo è il Signore.

Esso diventa anche un tempo straordinario in cui fare esercizio di ascolto reciproco, di riconoscimento e di accoglienza della parola di Dio, di condivisione delle fatiche e delle speranze di tanti credenti impegnati nelle nostre comunità. L’Assemblea Sinodale è una singolare “palestra” di Chiesa, in cui l’esperienza vissuta diventerà la vera consegna anche oltre i documenti che verranno prodotti.

Il Sinodo è certamente un particolare momento di grazia, in cui la nostra Chiesa chiede allo Spirito, ma anche alle molte persone attraverso le quali lo Spirito si rende presente, il dono e la disponibilità  ad un rinnovato impegno, per comunicare ad un mondo in rapido cambiamento che Gesù è il Signore di tutti e che in nessun altro nome c’è salvezza (cfr. At 4,12). Trasmettere questo messaggio alle nuove generazioni, testimoniarne l’efficacia nelle situazioni difficili e problematiche, lasciarci abilitare a questo coraggioso impegno missionario, è indispensabile per la nostra vita e la nostra azione ecclesiale.

Su questo presupposto il Sinodo vuole realizzare un evento di Chiesa significativo ed espressivo di una comunità che si interroga e individua un itinerario per essere fedele al Vangelo. Si tratta di un Vangelo da annunciare non in astratto, ma a donne e uomini concreti, che vivono in questo preciso tessuto culturale, storico e sociale.

 

 Le Assemblee Sinodali rappresentano il momento culminante del Sinodo. Sotto la guida del Vescovo, esse si propongono tre obiettivi:

- essere un’esperienza forte di vita ecclesiale

- operare un discernimento sulla vita della Chiesa mantovana

- arrivare ad un nuovo progetto pastorale per le nostre comunità.

 1. Essere un’esperienza forte di vita ecclesiale

 Radunandosi in assemblea i cristiani esprimono il tratto più eloquente della loro vocazione: essere un popolo convocato dalla Parola, una comunità di salvati, che esprime proprio nello stare insieme il volto di una familiarità riconciliata, dove tutti i nostri vissuti, i volti di ciascuno di noi, con le ferite che ci appartengono, esprimono la nostra dignità: essere figli dell’unico Padre. L’assemblea quindi è il linguaggio del mistero della Chiesa

 -          in cui convergere insieme come credenti intorno all’unico Signore Gesù, e esprimere, sia pure in forma necessariamente rappresentativa, la ricchezza dei doni del suo Spirito, per poter riconoscere e accogliere in noi la volontà del Padre;

-in cui accogliere e valorizzare i diversi ministeri e carismi per significare, in unità con il Vescovo, la comune responsabilità nella missione della Chiesa;

-in cui esprimere più viva coscienza di essere comunità fraterna a dimensione umana, capace di dialogo, ascolto, confronto, condivisione e disponibilità a maturare un percorso di accoglienza della volontà del Signore.

 2. Operare un discernimento sulla vita della Chiesa di Mantova

 Sappiamo tutti che “Sinodo” significa “cammino comune”. Il termine è fortemente evocativo e indica bene il solco da percorrere e le difficoltà da affrontare.

Ci aiuta a restare dentro la prospettiva giusta, anche se le scorciatoie sarebbero più veloci e meno impegnative.

- La prima scorciatoia sarebbe, ad esempio, quella di farne un ritiro spirituale diocesano. Sarebbe allora un impegno di verifica e revisione che ognuno si prende davanti a se stesso e a Dio, senza confronto con gli altri, al massimo tramite un dialogo con il proprio confessore.

- La seconda scorciatoia sarebbe quella di interpretare il Sinodo come una grande missione popolare diocesana. L’obiettivo sarebbe quello di portare a ricuperare le motivazioni della propria fede, in vista di una conversione personale e comunitaria, scandita da momenti di celebrazioni e di ascolto della Parola.

Che un ritiro spirituale e una missione diocesana siano esperienze utili, nessuno lo nega. Ma non sono un Sinodo.

Ciò che connota un Sinodo è un esercizio comunitario di discernimento, per arrivare insieme a ricercare la volontà di Dio e la conseguente direzione del cammino di una Chiesa particolare, con attenzione speciale al suo progetto pastorale. Questa opera comune di discernimento esige di lasciarsi interpellare dalle situazioni e di giungere ad un consenso tramite il confronto, la ricerca, il dialogo. Si tratta di mettere in atto il sensus fidelium in vista di giungere al consensus fidelium.

La dinamica di un discernimento comunitario esige il ritorno alla propria identità, la capacità di leggere le situazioni, una nuova progettazione condivisa. Le lettere alle sette Chiese dei capitoli  2-3 del libro dell’Apocalisse, offrono a questo proposito un tracciato quanto mai significativo.

Un Sinodo è un discernimento comunitario (e non personale) sul modo di stare di una Chiesa particolare di fronte al Vangelo e nella propria cultura. Suppone una spiritualità, richiede una conversione, ma poggia sulla ricerca comunitaria e sulla comunicazione reciproca. È basato sull’ascolto comunitario, sul dialogo, sulla capacità di mettere in comune le diverse prospettive, sulla concertazione comune.

 2.1. Il “che cosa” del discernimento

San Paolo, nella Lettera ai Romani, esprime il rapporto con la realtà dell’uomo che ha incontrato Gesù in modo molto acuto: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter “discernere” la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12, 1-2). Il nuovo radicale “culto cristiano” è un culto “totale”, che coinvolge la totalità del vivere credente. Esprime la familiarità con Cristo vissuta dall’interno dei rapporti e delle circostanze che fanno la vita di ogni uomo.

È da questo culto integrale emerge, come espressione di vita rinnovata, il discernimento che sollecita il non conformarsi alla mentalità di questo mondo, ma la conversione.

Questa indicazione dell’apostolo Paolo ci consente di non identificare il discernimento con una operazione intellettuale compiuta dal singolo magari con l’aiuto di un “esperto” in materia. Il discernimento, espressione del culto del cristiano, è invece una manifestazione ti tutta l’esperienza cristiana che è possibile solo come esperienza comunitaria, ecclesiale.

 2.2. Le operazioni del discernimento pastorale

La comunità cristiana è chiamata a non lasciarsi travolgere dalle urgenze e dalle fatiche del nostro tempo. Le dobbiamo assumere, decantare, trasfigurare, per cogliere la  presenza dell'agire salvifico di Dio.

Per realizzare questo è possibile tenere presenti tre operazioni di discernimento pastorale:

 a) La prima operazione suggerisce di fare memoria pastorale, critica e creativa insieme, domandandoci quali chiamate e quali opportunità il Signore depone in questa nuova stagione della Chiesa che è in Mantova. Le esperienze della vita ecclesiale espresse dalle nostre comunità, per quanto ridotte, possono diventare una riserva di senso, di relazioni umanizzanti, di solidarietà immediata e di dedizione più strutturata. è un esercizio di revisione dei gesti che la storia pastorale delle nostre comunità ci consegna, un indicatore attraverso cui verificare i pieni e i vuoti della nostra proposta di Chiesa.

Le Assemblee Sinodali sono chiamate a confrontarsi e a formulare degli orientamenti non a partire da zero, ma in obbedienza a quanto le comunità hanno già offerto.

Questa scelta risponde a una consapevole dinamica sinodale: procedere in ogni momento del discernimento con l’apporto di tutte le componenti ecclesiali e di tutte le donne e gli uomini che hanno accettato di dare il loro contributo alla Chiesa mantovana.

 b) La seconda operazione ci sprona ad assumere le sfide a cui la situazione attuale ci provoca, pur consapevoli che questo obiettivo non potrà essere raggiunto nel breve spazio delle Assemblee Sinodali. Tuttavia siamo invitati a leggere il presente con uno sguardo pacato, aiutando tutti a interrogarsi se il molto, e forse il troppo, che facciamo va nella direzione giusta. In queste Assemblee è contenuta una grazia che dovremmo raccogliere con cura: le attese delle persone e insieme delle nostre comunità potranno essere incanalate verso un vero esercizio di comprensione dell'attuale situazione pastorale, in una sorta di diagnosi della condizione spirituale delle persone e delle comunità.

 

 In tutto questo lavoro ci aiutano:

 

-          la capacità di ascolto, a livello dei gruppi, dell’assemblea, delle zone pastorali: ritrovare il tempo per l'incontro, ristabilire i canali comunicativi, ascoltare gli sfoghi, i racconti, i desideri delle persone è un esercizio per ordinare, per far decantare, per orientare. Occorre recuperare una capacità di sintonia, un atteggiamento di cordiale convergenza; bisogna imparare anche dalle cose di cui si mormora, che non funzionano, ecc.

 

-          la capacità di scelta, perché le sfide del presente non saranno veramente assunte se non scegliendo, se non elaborando insieme i criteri delle decisioni più importanti, se non comunicando i motivi delle priorità pastorali. Questo richiede la consapevolezza che non possiamo affrontare tutti i problemi (neanche Gesù lo ha fatto), ma che più importante sarà assumere, condividere e indicare uno stile per affrontarli! La prassi ecclesiale sarà positiva solo se è capace di esporsi al rischio di ordinare, di tagliare e, insieme, di riscoprire ciò che manca, di accorgersi degli spazi dimenticati. Non si tratta di uno spirito di razionalizzazione, ma di una vera passione evangelica, di un ascolto dello Spirito che parla alla vostra Chiesa di Mantova e che le chiede di buttare la zavorra e di puntare sull'essenziale.

 

 -          la capacità di coralità tra le figure ecclesiali: il ministero dei presbiteri e dei diaconi e insieme dei laici e religiosi/e, e lo spazio creativo delle associazioni e dei movimenti dovranno esprimere un vero spirito di corresponsabilità, che si prende cura dei cammini delle persone. Occorre maturare la coscienza che anche la rinuncia a qualche prospettiva individuale è un servizio alla crescita della gente, al consolidamento di un progetto ecclesiale. Una pastorale individualistica o parcellizzata, per quanto geniale, non favorisce la maturità di un servizio, non appassiona alla cura della Chiesa, non edifica prospettive di vita cristiana. Il discernere è e deve rimanere innanzitutto un «giudizio di comunione».

 

 c) La terza operazione di discernimento pastorale, la più difficile, è intravedere le strade del futuro. Il futuro ci viene incontro anche scegliendolo e sperimentandolo: il cammino sinodale contiene l'opportunità di rinnovare lo slancio, perché ogni pastore con la sua comunità osi immaginare la Chiesa di Mantova di domani.

 

“Immaginare la Chiesa” non è operazione che possa essere fatta a partire da zero: non si può pensare di recidere il cammino fatto, la storia che ci appartiene, ma nemmeno di evitare il rischio della lettura delle dinamiche del presente. Procedendo nel solco della vostra grande tradizione pastorale, con la convinzione tuttavia che la Chiesa, come la manna, va rinnovata ogni giorno, occorre ora puntare sull'atto del trasmettere, come una scelta per il futuro.

Tutto questo richiede un supplemento di inventiva, di studio, di formazione, ed esige di investire oggi molte risorse e molte persone per ritrovare la ricchezza dei doni da consegnare alla Chiesa di domani.

  3. Arrivare a un nuovo progetto pastorale per le nostre comunità

 Il lavoro delle Assemblee chiede di esprimere un confronto “ampio” e “franco”, aperto all’ascolto, in cui ciascuno esprime quello che sente con quella “parresìa” (la totale libertà di espressione e di spirito) senza la quale non c’è sinodalità.

Permettete che riporti qui quanto detto da Papa Francesco nel giorno dell’apertura del Sinodo sulla famiglia: «bisogna dire tutto quello che nel Signore si sente di dover dire, senza rispetto umano, senza pavidità, e al tempo stesso si deve ascoltare con umiltà e accogliere con cuore aperto quello che dicono i fratelli» (Francesco, 6 ottobre).

«Sinodalità di una Chiesa con una chiara gerarchia, ma in cui non ci sono sudditi e il cui senso continua forse a sfuggire nel tentativo di leggerne le pieghe con gli occhiali e le categorie secolari, a cominciare dai concetti di “democrazia” e “parlamento”. Sinodalità in cui il progredire non è, appunto, un obiettivo da perseguire a colpi di maggioranza, quanto piuttosto l’esito di un “camminare insieme”; che può – ed è inevitabile – trovarsi di fronte a inciampi, ostacoli, difficoltà, ma è sempre e comunque un cammino di vera comunione in cui si avanza uniti. Questo è l’unico modo che può salvare dalla doppia “tentazione” in agguato: l’ “irrigidimento ostile” di quelli definiti “tradizionalisti e intellettualisti” e il “buonismo distruttivo” dei “progressisti e liberalisti”» (S. Mazza, Avvenire, 3).

 Occorre non ridurre le Assemblee a semplice occasione di dibattiti in cui “poter dire la nostra”, o a qualcosa di meccanico e burocratico con la sola finalità di elaborare documenti.

Lo stile delle Assemblee dovrà invece aiutare a conseguire l’obiettivo che le contraddistingue: essere luogo di discernimento. E per fare questo occorre renderci attenti a mantenere vivi:

 -        un autentico dialogo e confronto, facendo in modo che le Assemblee siano realmente luogo in cui ascoltare e dire con franchezza e con coraggio le fatiche che travagliano la vostra Chiesa, senza eludere i problemi e abituandovi con serenità a guardarli in faccia, a chiamarli per nome, a tentarne delle analisi per arrivare, nella grazia dello Spirito Santo, ad accostarli correttamente. Per questo motivo la preoccupazione di elaborare e approvare dei documenti, pur legittima e necessaria, non dovrà mai soffocare o ingabbiare i tempi di dialogo, di confronto, di ascolto e di ricerca condivisa, essenziali al fine di un vero discernimento ecclesiale.

 -        uno sguardo alle questioni essenziali e fondamentali dell’essere Chiesa, cosicché ogni singolo aspetto potrà essere affrontato nella sua concretezza senza disperdersi in particolari. Vi è data una singolare opportunità di mettere a fuoco alcuni nodi decisivi della vita della vostra Chiesa e della sua azione di annuncio del Vangelo per intravedere orientamenti pastorali e forme istituzionali di rinnovamento;

 -        la consapevolezza che il Sinodo è anche un tempo di preghiera e di religioso ascolto della Parola, che vi rende disponibili ad accogliere ciò che lo Spirito intende suggerire alla vostra Chiesa.

  In conclusione...

 

Quale sarà il futuro del vostro Sinodo?

è impossibile anticiparlo, non potete che vivere il momento che vi è dato con fiducia, entrandovi con la coscienza di prendere parte all'avventura di ridisegnare il volto della vostra Chiesa e l’immagine concreta della comunità cristiana di Mantova.

L'ascolto dello Spirito richiesto da questo progetto si traduce in un affinamento della capacità di leggere il proprio tempo e di scegliere ciò che è storicamente praticabile, e non da soli, ma dentro una sinfonica opera di attenzione a ciò che lo Spirito dice alla vostra Chiesa e semina nella stagione di queste Assemblee. Chi sta con i piedi per terra capisce che questo è un appuntamento cui non mancare, e può avere paura di una sola cosa: della propria indisponibilità a mettersi in gioco e a confrontarsi, non certo dei problemi, delle fatiche, delle idee degli altri.

Voi, come membri sinodali siete i soggetti del discernimento proprio delle Assemblee. La vostra prima funzione non è quella di rappresentare gli altri, ma quella di vivere in prima persona l'evento ecclesiale di fede costituito dal Sinodo diocesano, e proprio se la vostra vita rende testimonianza di cosa sia esistere in Cristo nella più variegate situazioni e circostanze, di fatto rendete presente la sensibilità dei molti e parlerete con autorevolezza a tutti.

L'augurio è che sappiate essere persone che si pongono in un ascolto attivo, che offrono uno stimolo, anche critico, alla maturità di un cammino personale e comunitario.

Il momento è propizio! In questa straordinaria opportunità delle Assemblee Sinodali avete la reale possibilità non solo di sperare, ma anche di indicare percorsi concreti per rinnovare la vostra Chiesa di Mantova.

(Mantova, 23 novembre 2014)