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"Vogliamo vedere Gesù"

“Come quei pellegrini di duemila anni fa, gli uomini del nostro tempo, magari non sempre consapevolmente, chiedono ai credenti di oggi non solo di ‘parlare’ di Cristo ma, in un certo senso, di farlo loro ‘vedere’” (Giovanni Paolo II, N.M.I.n° 16)

[brani tratti dall'omelia del Vescovo Roberto nella celebrazione di indizione del Sinodo diocesano]

"Solo Gesù, il Figlio, può rendere visibile, contemplabile il volto di Dio Padre: è questo il senso più profondo dell’annuncio cristiano, il fulcro dell’evangelizzazione in ogni tempo e luogo. Infatti anche il discepolo può non riuscire a comprendere: occorre ri-conoscerlo risorto!"

"Quali sono le caratteristiche di questo volto?

  • è il volto dell’umile, che accetta di essere consegnato alla morte per amor nostro;
  • è il volto di colui che ci ha amato e vive in noi, che possiamo dire con s. Paolo “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me (Gal 2,20);

Perciò:

  • in lui, misericordia fatta carne, siamo la Chiesa della misericordia, dell’accoglienza e del perdono;
  • in lui, povero per scelta, la Chiesa si fa povera e amica dei più poveri;
  • in lui, appassionato per la comunione del Regno, la Chiesa cresce nell’unità intorno ai Pastori da lui voluti per noi;
  • in lui, crocifisso fuori le mura della città amata, la Chiesa raccoglie i dispersi, gli esuli, i migranti in cerca di pace e dignità;
  • in lui, rinnegato dai propri parenti, la Chiesa lenisce le ferite dell’amore spezzato e conduce all’esperienza rasserenante del perdono;
  • in lui, guarigione per tanti malati, la Chiesa consola scora in lui, guarigione per tanti malati, la Chiesa consola scoraggiamento e solitudine con la carezza e il sorriso della speranza;
  • in lui, avvolto dalle tenebre della morte, la Chiesa scende nella notte e si affianca ad accompagnare i passi incerti del dubbio all’incontro con la luce;
  • in lui, cioè, ritroviamo la forza perché le nostre Comunità manifestino la gioia di essere salvati e amati, pur nella constatazione di non essere immuni, personalmente e insieme, dalle tentazioni che hanno assalito Gesù nel deserto".

"E, quindi, non può essere intenzione del Sinodo riorganizzarci e ricompattarci per contare qualcosa di più: il mondo di oggi non ha bisogno, pur nella sua crescente confusione, di altre nostre organizzazioni oltre quelle che già ci sono. Ha bisogno di
chi si offre con gentilezza e senza pretese ad accompagnarsi a chiunque è nel cammino di ricerca delle domande serie sul senso e sul valore della vita e della morte, della persona, delle relazioni, della felicità, per intuire il sentiero delle risposte. Si tratta di capire di quale tipo è la nostra forza e la nostra vittoria, dentro un mondo che sembra voler fare a meno di ogni orizzonte soprannaturale.
Contemplando il volto dell’Uomo dei dolori davanti a cui ci si copre la faccia, si capirà che il nostro volto, il volto della nostra Chiesa, non potrà essere diverso dal suo; che la nostra debolezza sarà forza e vittoria, se sarà la ripresentazione del
mistero della debolezza, dell’umiltà e della mitezza che ha salvato il mondo dal baratro della disperazione.
Allora ci sentiremo chiamati tutti a fare Sinodo, a camminare insieme per le strade del mondo cercando e manifestando il volto di un Dio che si nasconde negli ambiti più emarginati dell’umanità, non per escludere le altre situazioni, ma affinché tutti
possano attingere all’unica dignità che ci fa ricchi: essere figli di Dio, comunque, in qualsiasi condizione, compresa e addirittura privilegiata, quella di sentirsi ed essere peccatori, teoricamente lontani dal Dio di ogni perfezione, praticamente ancor più amati e coccolati, perché il suo amore vuole avvolgerci sempre di più".